L’agricoltura nuova frontiera per la ristorazione

I tesori della terra sono una ricchezza di cui gli agricoltori dovrebbero riappropiarsi, in modo da riuscire a gestire in prima persona i “mercati”. Basta davvero poco per smaltire i prodotti di ogni singolo produttore: un ristorante in centro in qualche città, un lido balneare, un villaggio turistico. Sarebbe un modo per evitare sprechi e ottimizzare i costi, oltre che ovviamente fornire prodotti di una qualità superiore ai propri clienti.

Nelle piccole attività “umane” si può tranquillamente parlare direttamente e prendere accordi con il proprietario del locale. NON è come all’interno dei supermercati, dove c’è una burocrazia da seguire e regole decisamente restrittive. In più non vi viene chiesto il quantitativo ed il prezzo del prodotto agricolo può essere maggiore di quello che sarebbe disposto a pagare un supermercato o una multinazionale.

Internet, in questo campo, funziona allo stesso modo. Bisogna snobbare i siti web gestiti da multinazionali che chiedono cifre enormi e privilegiare quelli di aziende agricole locali o attività più piccole autogestite. Per la tua attività gli investimenti non devono essere enormi, bastano piccole cifre ben utilizzate per permettere agli altri di trovarti sul web. Bastano 100/200 euro per raggiungere ottimi risultati.

Il settore agricolo dovrebbe tutelare l’ambiente, il territorio. L’agricoltura è tradizione, cultura, salute, deve tutelare la sicurezza alimentare ed è il perno dell’aggregazione sociale e del lavoro. Tutto questo è realizzabile e controllabile attraverso il km zero il Bio. Certo il lavoro è più difficile ma resta sempre meno complicato di quel sistema malsano che si è sviluppato oggi.

È anche importante coltivare il rapporto con il ristoratore che ad oggi si è trasformato anch’esso in un prodotto di marketing per le aziende di prodotti alimentari e della grossa distribuzione. Ci sono migliaia di ristoratori che non conoscono i vini, ma li vendono ugualmente, che non sanno riconoscere un frutto di stagione da uno che non lo è ma la vendono lo stesso.

L’agricoltore in questo dovrebbe avere un nuovo e importante compito: educare ai prodotti agricoli. Dovrebbe tenere corsi duraturi affinché il ristoratore sia preparato, sia per una questione personale ma anche per essere poi in grado di vendere i prodotti che l’agricoltura propone.

Con l’avvento della nuova agricoltura “Bio” ci sarà sempre più bisogno di un’altra mentalità da parte di ogni singolo agricoltore. Nel corso degli anni l’agricoltore tradizionale si è trasformato da semplice contadino a imprenditore a chimico, probabilmente senza che neanche se ne rendesse conto. Ha rincorso il mercato, adeguandosi alle nuove necessità, finendo per far arricchire grandi multinazionali e rendendosi schiavo di esse.

Sono solo 10 i signori che hanno il controllo di più del 70% del pianeta. Grandi aziende che gestiscono 500 marchi che quotidianamente ritroviamo nelle nostre case. E così mentre più di 900 milioni di persone soffrono la fame, 1,4 milioni di persone nella parte fortunata del mondo hanno problemi di sovrappeso. Questi grandi marchi cercano sempre più di monopolizzare le nostre tavole con i loro marchi tanto famosi quanto internazionali. Si sta perdendo sempre di più la genuinità dei prodotti, tutto ormai viene prodotto in serie, non segue più le naturali stagionalità dei prodotti e le piccole attività sono costrette a chiudere perché la gente ormai compra solo nelle catene mondiali.

Proprio per questo agricoltori e ristoratori dovrebbero coalizzarsi e fare muro comune su un problema che presto diverrà insostenibile. Invertire la rotta si può se si è uniti. Comprare prodotti agricoli da chi li produce direttamente a livello locale piuttosto che affidarsi a supermercati e fornitori può essere il primo passo da fare per ovviare a questo problema.

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