Ad uno chef in cucina preferisco un robot o un food blogger

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Questo titolo non vuole essere una provocazione: quante volte, infatti, un ristorante è diventato famoso proprio per il suo chef, il quale era assente nella metà delle occasioni? E, nonostante ciò, i clienti si sono comunque complimentati con lui.

Inoltre, spesso nei ristoranti per mancanza di personale specializzato (cuoco, chef) si tende a sostituire tali figure con personale dedito alla gestione della casa come casalinghe, o, delle volte, addirittura da lavapiatti.

Una figura di spicco negli ultimi anni, da affiancare nel settore della ristorazione allo chef, è il food blogger, una persona specializzata nell’analisi, il consumo e la vendita di cibo, ricette e prodotti gastronomici. Questo ruolo ha rivoluzionato la narrazione del cibo, e, piano piano, dai blog sono emigrati e hanno conquistato reti televisive e case editrici. I food blogger vengono corteggiati dalle aziende, e, in cambio, pubblicizzano secondo i loro gusti i prodotti che più li aggradano: in quanto dotati di molto seguito sui social, riescono abilmente ad indirizzare i loro followers verso un determinato prodotto piuttosto che un altro, e i ristoratori li assumono per pubblicizzare le loro attività. Il food blogger potrebbe ampiamente sostituire la figura professionale del cuoco poiché egli stesso fa pratica sul campo di lavoro, cucinando e tenendo corsi di cucina online: per di più è una persona esperta in ambito comunicativo e pubblicitario, dunque potrebbe agilmente sostituire lo chef in quanto figura molto vendibile e appetibile per la ristorazione. Un ristoratore, dunque, sarebbe attirato dai food blogger in quanto questa professione riesce a coniugare alla perfezione cucina e marketing.

Solitamente, nell’ambito della ristorazione, si specula e si parla molto del guadagno stesso di uno chef, sia esso stellato o direttore di una catena d’alberghi, esaltando il suo stile di vita e quant’altro: ecco, vorremmo replicare con una frase di Confucio, “Il mondo è governato da segni e simboli, non da leggi e frasi”. Con questa frase intendiamo dire che, forse, gli elementi più importanti sono ben altri, ed è inutile fossilizzarsi su grandi, prestigiose questioni: secondo la nostra opinione, i cuochi dovrebbero ritrovare, tra loro, quel perso clima di convivialità e lavoro, tralasciando le mode, le tendenze e propaganda.

In un prossimo futuro gran parte del lavoro verrà automatizzato con la nuova intelligenza artificiale, un futuro in cui la manualità e la praticità verranno meno e il campo visivo avrà la meglio, con tutto ciò che comporta: la tecnologia cambierà la narrazione che sta dietro le pubblicità massicce e non tramite l’uso dei big data e dell’intelligenza artificiale.

Gli algoritmi diverranno ancora più personalizzati in base all’utente, il quale si sentirà estremamente gratificato di poter ricevere un messaggio, un’informazione così dettagliata riguardo la sua persona: la pubblicità creerà dunque un legame con l’utente composto da appagamento, gratificazione e domanda, in cui sarà l’utente stesso a richiedere, dopo la prima volta iniziale, successive volte il servizio. Messaggi come “Sei il nostro cliente prescelto di oggi” o “Corri, la promozione sta per scadere” permetteranno ai software di entrare man mano nelle scelte dell’utente, il quale verrà condizionato nell’effettuare la sua decisione.

Il mondo è cambiato, dunque, negli ultimi anni in maniera inesorabile: i tempi in cui uno chef poteva disquisire di ore su un piatto sono finiti, ad oggi la ristorazione sembra sia stata inglobata e abbia attratto a sé molti altri ambiti: psicologia, comunicazione, neurologia, marketing, con le loro teorie sulla percezione, sulla comunicazione, sulla robotica, ecc. Nonostante queste grandi innovazioni apportate al settore della ristorazione e della gastronomia, l’unico fattore rimasto invariato è il lavoro stesso di uno chef, con le sue otto o quattordici ore in cucina, tutti i giorni. Ma a che pro tutto ciò? Uno degli elementi più preziosi nella vita dopo la salute, la famiglia e gli affetti è proprio il tempo: il tempo che pare ci sia stato negato.

Ogni anno, infatti, l’Italia ha la più alta percentuale per morti per lavoro, dovuti agli alti livelli di stress accumulato; per avere informazioni a riguardo puoi consultare questa petizione: https://www.firmiamo.it/IT/firma-la-petizione/la-voce-della-ristorazione-56309

Il lavoro di squadra è necessario per donare umanità al lavoro stesso: ogni chef dovrà radicarsi a livello territoriale, promuovendo i prodotti del territorio e avere una propria squadra di collaboratori.

Necessaria, per questa figura, cominciare ad avere rapporti con gli altri cuochi stessi, andando a definire strategie utili. Una buona organizzazione, siamo sicuri, potrebbe portare degli ottimi risultati poiché il lavoro ripartirebbe dal luogo stesso dov’è nato, la terra: dunque la manodopera farebbe leva sulla piccola imprenditoria e quest’ultima sul governo, in modo da equilibrare il lavoro sia per gli addetti alla ristorazione che per gli imprenditori.

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