Green New Deal. L’Europa sfida i tradizionali cibi proteici per un’alimentazione sostenibile

Mandria Di Galline

È evidente che i cambiamenti climatici stiano creando problemi che colpiscono seriamente la salute del pianeta  e il futuro dell’umanità 🙂 Il poter ridurre le emissioni di CO2 e il consumo idrico nella produzione di alimenti dal settore agricolo è l’obiettivo dell’Europa che, con il progetto Green New Deal Europeo, vuole puntare ad essere il primo continente a impatto climatico zero per produrre cibo sostenibile con proteine alternative derivate da: cereali, funghi, scarti della produzione di birra, pane e pasta, sfidando i tradizionali cibi proteici per puntare ad un’alimentazione sostenibile.

Il progetto Green New Deal si appoggia sulla ricerca scientifica incorporando sistemi che permettano di creare proteine a basso costo e di minore impatto ambientale a futuro, per un cibo sano ed equo.

Tuttavia, il Green deal potrebbe significare per alcuni un’alimentazione artificiale, in quanto lo scopo è di ridurre il consumo di proteine animali (fondamentali nella dieta umana) quali: carne, latte, uova, la cui produzione compromette la salute dell’ecosistema a lungo termine per l’impatto ambientale che crea.

Nel progetto internazionale SMART PROTEIN, parte integrante delle strategie del Green New Deal Europeo, partecipano 33 partner che includono università, imprese alimentari di ben 21 paesi dell’Europa (come la Fondazione Barilla), e istituti di ricerca scientifica (tra cui il laboratorio Micro4Food dell’Università di Bolzano, nel quale si trova un intestino artificiale per valutare la caratterizzazione degli alimenti creati da materie prime vegetali, così come l’assimilazione e interazione con il microbioma e metaboloma dell’intestino).

I partner partecipanti allo schema del progetto mirano nell’insieme a garantire una maggiore sicurezza alimentare, creando cibo nutriente a impatto ambientale zero (meta da raggiungere entro il 2050 in Europa).

Insomma, le nuove proteine vegetali andranno ad arricchire i prodotti quali la pasta, il pane e quelli di consumo lattiero-caseari, nel momento in cui si pianifica un piano di azione centrato nel ripristino dell’ecosistema.

Tuttora, è un’alternativa che ha creato polemiche in alcuni settori poiché è vista come una scelta radicale che sacrifica i metodi di consumo odierni con cibo meno ittico, senza carne, e meno lattiero-caseari, per favorire il cibo vegano. Sarà questa la nuova normalità a cui dobbiamo abituarci?

È buona norma pensare a una ECONOMIA VERDE, ma potrebbe essere in grado di:

● Creare nuovi posti di lavoro?

● Garantire veramente una nutrizione bilanciata e sana?

Altri quesiti a riguardo sorgono da chi non è molto favorevole a questa strategia, in quanto sostengono che si tratterebbe in gran parte di cibo creato in laboratorio, di cibo artificiale, e quindi:

● Si tratta di alimenti sintetici?

● Quali sono i rischi per la salute?

● Dove rimane la sovranità alimentare?

● Saranno alimenti appetibili e digeribili?

● Il cibo derivato dalla tecnologia è adatto a chi soffre di certe intolleranze?

ll progetto Green New Deal mette in campo importanti investimenti e finanziamenti destinati alla ricerca scientifica per creare cibi più vegani che includano: biodiversità, natura, ecosistemi, lavoro, crescita, e che nell’insieme siano il pilastro dell’abbondanza commerciale.

In questa direzione, la Commissione Europea con il Green New Deal entro l’anno 2050 prevede l’azzeramento delle emissioni di CO2 a effetto serra (gas che contribuiscono al riscaldamento globale), grazie agli investimenti miliardari (di circa 290 miliardi di euro all’anno).

La domanda che ci porgiamo da LaVoceDellaRistorazione su questo argomento, molto discusso da varie parti, è se questi alimenti -anche se “biologicamente” simili a quelli di origine animale- potranno veramente sostituire l’intera produzione alimentare del settore agricola attuale?

Sebbene alla base del progetto ci sia la salvaguarda del pianeta, alla fine sono prodotti in modo sintetico, ovvero in laboratorio, e dunque “cibo artificiale” in un mondo “sempre più artificiale”.

E poi, che nome daremo a questi “nuovi alimenti”? Carne potenziata? Super uova? Meno latte?

Questo progetto va incontro alle esigenze delle persone vegane, ma è pur vero che bisogna anche tenere in considerazione il pensiero di chi ama consumare proteine animali (pesce, carne, latte, uova, ecc…) e di chi ama mangiare “naturale” e non “artificiale”.

In un momento di continui cambiamenti climatici, si stanno accelerando le strategie per una globalizzazione alimentare, non strutturata con le solite pratiche di produzione, ma cambiando le abitudini alimentari per consolidare un’agricoltura ecosostenibile e mitigare l’impatto ambientale.

Saremo in grado di adattarci a questa nuova normalità? Ricordiamoci che in ogni caso dobbiamo imparare a conoscere ciò che mangiamo!