Iscriversi su TripAdvisor. Vale veramente la pena?

Immagine

Facciamo qualche domanda: come mai il 97% dei blog chiude battenti, i webmaster chiudono battenti, così come bar, ristoranti, trattorie e altre attività del nostro settore? Perché gli unici che sopravvivono sono i grandi colossi come tripadvisor che ormai spadroneggiano indisturbati e hanno creato ormai un monopolio?

Molti pensano che sia una questione di soldi. Il problema alla base sta nel cercare di evitare che si crei questa voce unica che gestisce imperterrita. Come ad esempio in questi anni di pandemia, se nessuno avesse obbedito, nessuno avrebbe imposto regole assurde.

Perché se nessuno obbedisce nessuno cerca di comandare, e se nessuno decidesse di iscriversi a questi portali, il sito del ristorante o del bar potrebbe avere, in base all’impegno e alla bravura dell’imprenditore di turno, più visibilità e pareri realmente meritocratici. Perché posizionare il proprio sito web, specie nel settore della ristorazione è molto difficile.

Anziché porsi il problema di come registrare la propria attività su TripAdvisor, bisognerebbe prima informarsi di conseguenza. Serve realmente avere un’attività recensita su TripAdvisor? Quanto sono attendibili le recensioni su questa piattaforma?

Ormai da tempo, nei forum dedicati dei webmaster, è emerso che molti dei loro siti ormai non indicizzano più da parecchio perché google ha cambiato gli algoritmi e si sono trovati spiazzati da questa novità.

Infatti, TripAdvisor ha indicizzato milioni e milioni di pagine con il vostro tacito consenso, quindi avete l’algoritmo di google contro e il muro di TripAdvisor che fa comparire solo alcuni ristoranti nella vostra zona o magari il vostro proprio in quel periodo che avete preso un paio di recensioni negative, stranamente.

Sarebbe utile che qualcuno prenda provvedimenti e lasci un po’ di spazio a chi ha una piccola attività affinché possa mettere in campo le proprie abilità e il proprio talento.

Per far questo visto, che ormai niente si muove più in Italia, bisognerebbe creare un movimento, non un sindacato, che cominci  a verificare perché Google ha cambiato gli algoritmi o perché quando si digita qualcosa compaiono molti siti, favorendo alcuni rispetto ad altri e, che quello che si cerca sono fake news (anche se la maggior parte delle volte quelle notizie potrebbero essere reali al 100%).

Inoltre, non c’è un solo articolo che sconsigli di iscriversi a TripAdvisor, eppure ci sono molti ristoratori e albergatori scontenti e qualcuno è anche ricorso alle vie legali per tutelarsi.

Ci sono molti esempi che sostengono la nostra causa:

  • L’Associazione Britannica, per esempio, parla di valutazioni pilotate che diventano trappole per i viaggiatori

Ma il colosso del turismo rimanda al mittente le accuse sostenendo che le recensioni siano reali e veritiere.

Un altro caso eclatante è quello che si è registrato in Toscana dove la guerra ha preso piede proprio sul web grazie alla pagina Facebook Fipe Toscana che ha raccolto e unito le testimonianze di decine e decine di ristoratori, dai più piccoli sino ai grandi nomi della cucina italiana, come Massimo Bottura (tre stelle Michelin, dell’Osteria Francescana), Amerigo Capria del Baccarossa di Firenze e, Filippo La Mantia, e al quotidiano online di Italia a Tavola, da sempre impegnato a dare voce e sostegno ai ristoratori truffati dalle recensioni falsate.

Esiste addirittura una comunità di persone che detesta TripAdvisor per i noti motivi. Si tratta in gran parte di gestori di ristoranti e strutture ricettive che da anni criticano il portale da vari punti di vista.

Online, infatti, si possono trovare un numero sempre maggiore di proteste, nel tempo anche abbastanza accese, talvolta rilanciate da vari sindacati, trasmissioni televisive e siti che si fanno portavoce degli operatori che desiderano uscire dal più noto portale di recensioni.

Una vera e propria rivolta contro questo dittatore gastronomico virtuale. Sostanzialmente, i motivi che spingono i ristoratori a richiedere recensioni false sono vari:

  • In alcuni casi si tratta semplicemente di operazioni poco pulite messe in atto per avvantaggiarsi sulla concorrenza.
  • In altri casi i gestori si trovano a dover fronteggiare competitor che a loro volta hanno fruito di false recensioni

Un circolo vizioso, di cui non si vede la via d’uscita. In conclusione, noi de LaVoceDellaRistorazione,consigliamo di puntare sulla valorizzazione dei propri siti e dei social dedicati alla vostra attività. Concentrarsi sulla qualità da offrire ai propri clienti e lasciare le recensioni su certe piattaforme a chi vive di apparenza piuttosto che di sostanza.

E voi, cari amici de LaVoceDellaRistorazione, cosa ne pensate di TripAdvisor?