Pochi margini di guadagno nella ristorazione. Colpa della concorrenza sleale?

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Come ben sappiamo veniamo da un periodo di profonda crisi dovuta alla pandemia da Covid19 e, comparti quali ristorazione, turismo e tutta la filiera dell’accoglienza in generale hanno sofferto, in particolare, subendo soprusi e umiliazioni.

Chiusure insensate, lockdown vari, coprifuoco e restrizioni varie hanno di certo peggiorato la situazione.

Per giunta il Governo, dopo aver promesso aiuti alle aziende, sotto forma di ristori, non è riuscito a mantenere ciò che ha promesso, lasciando parecchi ristoratori e lavoratori a bocca asciutta.

Oltretutto i sindacati delle varie sigle che dovrebbero preoccuparsi delle sorti dei lavoratori, sono inermi e interessati più a ricevere sovvenzioni dallo Stato che cercare adesioni.

Noi de LaVoceDellaRistorazione infatti crediamo che tutti i lavoratori facenti parte delle nostre categorie, così come gli imprenditori del settore alberghiero, dovrebbero unirsi autonomamente senza passare attraverso sindacati di sorta.

Al posto dei suddetti, ormai ampiamente superati e poco esaustivi, un ente che si occupi di vigilare e controllare che non ci siano casi di sfruttamento dei dipendenti o ad esempio episodi di concorrenza sleale.

A tal proposito vogliamo portare alla luce alcune pratiche sleali che vengono perpetrate sul nostro territorio:

  • Sono numeri sconcertanti quelli emersi da un report della Guardia di Finanza della regione Veneto, ma non solo, è infatti emerso che 8 cinesi su 10 che vivono e lavorano sul territorio non dichiarano nessun tipo di reddito e come se non bastasse la maggioranza di questi soggetti, percepiscono anche sussidi statali, con un danno doppio per le casse già in crisi del nostro Stato.
  • Altro esempio lampante di escamotage creati ad arte per frodare lo Stato è quello del cosiddetto “apri e chiudi“. Andiamo a vedere nello specifico in cosa consiste questa tecnica.

Il sistema di frode “apri e chiudi” consisteva nella creazione di imprese di comodo che venivano gestite da imprenditori terzi, cosiddette teste di legno, che per i loro affari, si sono avvalsi di terze persone titolari apparenti e che si interponeva nelle operazioni commerciali tra aziende italiane e cinesi.

Le aziende in questione evitavano in modo sistematico di presentare dichiarativi, versamenti e fatture, per poi trasferire tutto il ricavato di questi illeciti nei paesi di provenienza di questi ultimi.

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Ma in sostanza si tratta di denaro prestato o siamo in presenza di operazioni di riciclaggio?

Infatti come dicevamo in precedenza, molti cittadini cinesi (il 10% si trova in Veneto) non pagano tasse, chiedono contributi e aiuti statali tipo il tanto chiacchierato reddito di cittadinanza, e con questo comportamento non fanno altro che arrecare danno a imprenditori onesti, che da anni pagano i contributi e creano lavoro nel territorio, questa a nostro avviso è palesemente concorrenza sleale.

Stando ai dati diffusi dalla Guardia di Finanza, nel Veneto hanno rilevato che le 7857 Partite Iva chiuse dal 2008 al 2021 hanno avuto una vita media di 900 giorni, con l’impossibilità di fare dei controlli dato che nella maggioranza dei casi i titolari di queste attività non erano più presenti sul territorio.

Un problema a quanto pare molto radicato sul territorio, non solo in Veneto purtroppo. Un freno a questa situazione potrebbe metterlo il pretendere fideiussioni bancarie agli stranieri che vogliono aprire una partita Iva, o se si firmano trattati bilaterali con la Cina, pretendere risposte chiare quando si chiedono dati su cittadini che qui risultano evasori fiscali.

Analizzando la situazione quindi, al netto dei casi singoli, è che molti cittadini stranieri vivono, lavorano sul nostro territorio senza pagare alcuna tassa, per poi come se niente fosse mandare i guadagni di queste azioni truffaldine nei loro paesi nativi.

In tanti casi sono anche percettori del reddito di cittadinanza. Una truffa bella e buona signori miei, perpetrata ai danni di tutti i cittadini onesti che si danno da fare tutti i giorni, facendo sacrifici e, in tanti casi purtroppo, facendo fatica a sbarcare il lunario.

Quindi in conclusione noi de LaVoceDellaRistorazione crediamo che il Governo debba fare controlli più efficaci per prevenire queste truffe, valutare bene, ad esempio, in che tasche finiscono redditi di cittadinanza e aiuti vari, erogati magari a extracomunitari che non risiedono nemmeno sul nostro territorio.

E voi cari lettori, cosa ne pensate? Diteci la vostra nella sezione dei commenti. A presto!