Stagionali, accordo in Veneto. Al Sud?

Lavoratori stagionali, la questione meridionale

Premi destinati ai lavoratori stagionali: questa la soluzione messa in atto dalle associazioni di categoria del litorale veneziano e dai sindacati che mira ad incentivare le collaborazioni estive in varie attività, in primis quelle balneari e nel campo della ristorazione, dai ristoranti ai locali alla moda.

L’accordo, che sarà valido a partire dalla imminente stagione estiva, consiste nell’incentivare le collaborazioni occasionali “rimpolpando” la busta paga degli stagionali. I lavoratori più solerti potranno ottenere un premio in denaro di minimo duecento euro per la prima stagione di attività; l’anno successivo, l’ammontare del premio sale a quattrocento euro, sino ad arrivare ad una cifra minima di cinquecento euro, che possono essere convertiti in prestazioni di welfare.

 


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Stagionali: la situazione meridionale

Un aspetto, però, non risulta chiaro alla categoria dei lavoratori stagionali: quali prestazioni vengono richieste, ad esempio, ad un cameriere per ottenere l’agognato aumento in busta paga?

I lavoratori del settore della ristorazione impiegano tempo e risorse nell’impiego estivo, occupandosi delle più svariate mansioni. Questi professionisti vengono spesso retribuiti con una paga irrisoria, arrivando a lavorare sino a quattordici ore al giorno. La domanda, dunque, sorge spontanea: bisogna effettuare dei salti mortali impensabili per ottenere l’incentivo in denaro promesso agli stagionali veneti?

Altro aspetto importante riguarda, appunto, l’accordo preso dalle associazioni di categoria. Ad oggi, tale accordo è vigente in Veneto; cosa accade, invece, nel soleggiato Meridione d’Italia, preso di mira da turisti provenienti da ogni parte del globo?

I tentacoli della politica e delle associazioni promotrici di eventi sono arrivati a toccare anche il settore della ristorazione, con conseguenze tutt’altro che piacevoli. Tantissimi sono i giovani che preferiscono godersi le vacanze estive, piuttosto che sgobbare per circa trenta euro al giorno. Il turismo di massa, inoltre, non costituisce più un’attrattiva “golosa” per gli avventori, né per i professionisti dell’ospitalità.

 

Turismo elitario

Il volto del turismo meridionale, dunque, sta cambiando volto in maniera repentina. Numerose sono le aziende multinazionali attratte dalle bellezze del Sud: il mare cristallino, il buon cibo, il senso dell’ospitalità di calabresi, campani, pugliesi, ecc. spesso riescono a sopperire ad una carenza nelle infrastrutture e in un trattamento decisamente ingiusto di camerieri, pizzaioli e altri collaboratori stagionali.

Il turismo di massa è una modalità di accoglienza che sta lentamente svanendo. Il risultato potrebbe essere la “genesi” di una tipologia di vacanze più “elitaria”, promossa da volti noti della ristorazione che miri a puntare sulla qualità delle risorse, piuttosto che sulla presenza massiccia di vacanzieri a caccia del selfie da sogno.

Una tale fruizione del turismo come influirà sull’attività e sulla retribuzione dei lavoratori stagionali, sempre ammesso che possa influire? Ai posteri l’ardua sentenza.

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