Transizione Digitale, scenari Orwelliani in avvicinamento

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Nella sua ultima informativa al Senato, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, ha illustrato agli astanti il progetto di digitalizzazione, o meglio TRANSIZIONE DIGITALE, che da qui al 2026 dovrebbe confermare gli obiettivi racchiusi all’interno della cosiddetta “Agenda digitale”.

Pur affermando che c’è ancora molto da fare per allinearsi al resto dell’Europa, con il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) si punta a colmare questo divario e arrivare in certi ambiti a guidare la transizione digitale europea.

La digitalizzazione è una priorità di questo governo, lo ha affermato e ribadito più volte il Premier Draghi, rispondendo a vari interlocutori che gli hanno posto la medesima domanda.

Quindi l’impegno dello Stato è chiaro. Ma nel concreto cosa significa TRANSIZIONE DIGITALE? Cosa cambia per i cittadini a livello pratico? In questo articolo affronteremo la questione nello specifico.

L’agenda digitale contiene quattro aree distinte ritenute prioritarie:

● Sicurezza infrastrutture digitali

● Digitalizzazione imprese

● Digitalizzazione pubblica amministrazione

● Competenze digitali e informatiche

Il traguardo per il raggiungimento di questi obiettivi è fissato al 2030.

Altro elemento fondamentale, sempre stando alle parole di Draghi, è l’intenzione di dotare il paese di importanti strumenti tecnologici quali:

● Cloud computing

Reti 5g

● Banda larga

● Reti di comunicazione più efficienti

Altro punto su cui il Primo Ministro italiano ha voluto concentrarsi è sulla sicurezza online, su questo tema ha infatti dichiarato che la cooperazione e il connubio di sinergie tra gli Stati Membri dell’Unione europea sia di fatto fondamentale.

Soluzioni condivise su quattro punti:

● Sicurezza cibernetica (cyber security)

● Intelligenza artificiale

● Concorrenza

● Servizi digitali di qualità

Ribadendo questi concetti ha auspicato che con investimenti mirati, questa digitalizzazione potrebbe portare ad un incremento del PIL del 12%.

Un ottimo risultato sulla carta! Ma a che prezzo? Cosa comporta una digitalizzazione così massiva e importante?

Lo spettro di una società sempre più presente nella vita privata del cittadino, del popolo libero che, in questo modo, si vedrebbe ancora più controllato e gestito.

Non possiamo non citare alcuni studi che durante il periodo pandemico sono stati fatti sui vari vaccini COVID19 che il governo ci ha praticamente obbligato ad inocularci.

Ebbene in alcuni di questi, stando ai test svolti, sarebbe stato trovato del grafene. Che il governo tramite questi vaccini abbia anche inserito dei micro chip sotto cutanei per controllarci a suo piacimento? Tesi anch’essa sostenuta da più fronti. Che vogliano controllarci? Spiare come da un ipotetico buco della serratura le nostre vite?

Qualche perplessità sorge spontanea, soprattutto vista la programmazione intrapresa dal governo, non possiamo escludere che le due cose vadano di pari passo.

Dopo questo periodo di pandemia, con le aziende e di conseguenza i lavoratori in uno stato precario, dove lockdown e restrizioni hanno non solo portato ad un impoverimento economico le persone, ma anche dal punto di vista psicologico e sociale.

Il controllo totale tramite la rete, una sorta di “Truman show” comunitario, non di un individuo soltanto come nella pellicola citata poc’anzi. L’ipotesi di una società orwelliana dove il governo leda costantemente la nostra privacy e ci controlli come automi, potrebbe non essere così lontana.

In conclusione, cosa ne pensate della TRANSIZIONE DIGITALE? Secondo voi può apportare delle migliorie alla società in cui viviamo o siete dubbiosi? Alla prossima!